Italiani, popolo di
santi, poeti, navigatori e…tifosi di calcio! Il calcio è sicuramente lo
sport preferito dagli italiani, che non solo lo praticano in massa
(moltissimi sono i bambini che si iscrivono alle varie scuole calcio
presenti anche nei più piccoli paesini), ma che ne fanno anche uno dei
loro argomenti di discussione preferiti. Le partite di calcio della
domenica e gli incontri infrasettimanali di coppa tengono banco in
qualsiasi blog sport,
ufficio, bar o piazza che si rispetti, appianando persino le differenze
sociali. Al lunedì mattina, al bar davanti a cornetto e cappuccino, il
manager incravattato può imbastire tranquillamente delle discussioni a
sfondo calcistico con qualsiasi altro avventore del locale, senza badare
alla professione o al grado di istruzione dell’interlocutore: il calcio
è argomento comune, di cui tutti, ma proprio tutti, dalla casalinga al
ragazzino, sono dei sedicenti esperti, pronti a dire la loro sulla
partita della sera prima, sulle scelte dell’allenatore, sugli errori
dell’arbitro.
La passione degli italiani per il calcio non si
mitiga nemmeno nei mesi estivi, quando il campionato è bello e concluso,
i campioni sono sul proprio yacht o su una spiaggia dorata con la
velina di turno in attesa del ritiro precampionato, e la tv trasmette
solo sonnacchiose notizie
calciomercato più o meno verificate. Gli italiani non si
disintossicano dal calcio neanche in vacanza, e anche quando i giochi
–almeno quelli più importanti- sono conclusi, trovano sempre qualcosa
cui aggrapparsi: un’amichevole, un’indiscrezione sulle società, una
qualsiasi notizia che permetta loro di non spezzare il filo col proprio
gioco preferito. Anche le prime pagine dei quotidiani sportivi, in
estate, non smettono di occuparsi del pallone, riuscendo a riempire
colonne e colonne sul calcio, magari a discapito di qualche altro sport
meno popolare. Una simile incapacità di staccarsi dal pallone è più che
mai strana se si pensa che durante l’anno, tra partite di serie A, i
campionati minori, i match delle coppe europee, varie ed eventuali, si
gioca, e soprattutto si parla di calcio tutta la settimana, e se si
considera che il periodo di inattività calcistica non è poi così lungo:
contando play-off e play-out delle serie minori e i preliminari di coppa
non c’è nemmeno il tempo materiale per farsi venire una crisi di
astinenza!
E che dire poi della Nazionale? Ogni due anni, in
concomitanza degli europei, e soprattutto dei mondiali
di calcio, quando si possono vedere partite “vere” fino a metà
luglio, la sbornia calcistica collettiva si propaga ancora di più.
Qualcuno ha già fatto notare come gli italiani, con buona pace dei
leghisti, in occasione dei campionati mondiali ed europei di calcio si
riscoprono patriottici, e mano sul cuore e abbracciati gli uni agli
altri in un insolito impeto di fratellanza, si ritrovano a cantare
l’inno di Mameli a squarciagola, quasi fossero davvero “pronti alla
morte” perché “l’Italia chiamò”. Le estati cui gli italiani sono più
legati sono proprio quelle dei mondiali, quelle estati in cui si può
fare una full immersion di telecronache, interviste, moviole e processi
alle partite come succede durante l’inverno, quelle estati in cui, se va
bene, si può anche uscire in strada a festeggiare, per una volta senza
pericoli di opposizioni tra tifoserie avversarie.
Perché alla
fine il calcio è un gioco e una grande occasione di festa, oltre che una
passione che fa parte della nostra memoria collettiva, un gioco cui gli
italiani non vorrebbero mai smettere di giocare.
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