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Quando fare pubblicità alla Vostra azienda è una pessima idea!

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"Da ogni spettacolo cinematografico mi accorgo di tornare, per quanto mi sorvegli, più stupido e più cattivo." Adorno
L'annuncio on line cercava operatori al telemarketing per una società concessionaria Sipra che vendeva spot pubblicitari per le sale cinematografiche. Venni invitato al colloquio in corso Massimo d'Azeglio presso la sede, in una bella villa in stile Liberty davanti al parco del Valentino. Un'adorabile segretaria in gonna aderente mi invitò ad entrare e a calpestare la passatoia rossa che correva serpeggiando dal piano terra fino a quelli superiori. La sede ricordava un'ambasciata con i suoi quadri d'autore fine '800 che adornavano sale e corridoi e si respirava una sensazione di piacevole austerità. Dopo qualche minuto di attesa venni ricevuto dalla direttrice che con forte accento straniero mi illustrò quelle che erano le mie future mansioni. Era cordiale ma usava un linguaggio che non ammetteva repliche. Accettai di firmare il contratto a Progetto per due anni ed il giorno dopo mi recai contento in ufficio per quella opportunità di abbandonare, forse per sempre, gli squallidi casermoni dei call center. L'ufficio e la mia scrivania con tanto di computer erano all'ultimo piano, dopo lo studio di un commercialista e di un notaio. Le colleghe con le quali avrei dovuto dividere la stanza avevano l'aria seccata di chi non gradisce l'arrivo di una nuova recluta.Sul computer c'era caricato un vecchio database di Torino, poi avevo a disposizione delle zone in esclusiva del Canavese e come da contratto alcuni cinema di Valperga, di Cuorgnè e di Ivrea per promuovere spot con una durata che poteva variare dai 10 ai 30 secondi. Gli spot non erano come quelli della televisione, ma cartelloni animati con un sottofondo musicale e potevano costare cifre che superavano i 1000€  più un abbonamento trimestrale per una sala cinematografica. Personalmente non trovo vantaggioso il Cinema come veicolo pubblicitario perchè il messaggio viene recepito per pochissimo tempo e per un numero esiguo di persone che cambiano ad ogni spettacolo, mentre in televisione avendo più canali le probabilità di venire ricordati aumentano.Il mio contratto, che poteva venire revocato con un preavviso di sette giorni, prevedeva un  pagamento lordo di 5€ all'ora per un minimo di quattro ore al giorno e di 6 € per potenziale cliente fuori città e 4€ per i clienti in città. Gli agenti che dovevo gestire erano un ragazzotto arrivista e presuntuoso, amico dei titolari ed un professionale cinquantenne che relazionava per iscritto le sue trattative. Dopo un mese lo stipendio non superava i 400€ nonostante i numerosi appuntamenti che ero riuscito a prendere. Il database tritato una volta terminato, mi costringeva a recuperare per le buche della città di Torino, volantini di nuove aperture di attività commerciali per poter avere nominativi freschi. Gli esiti delle visite sui miei appuntamenti venivano relazionati soltanto alla fine del mese e non sembravano portare a trattative soddisfacenti. Giravo per ore in Internet alla ricerca del nominativo più intrigante da proporre ai miei agenti senza sapere da uno storico, quali clienti erano già stati contattati in passato dai miei ex colleghi: in pratica ero un procacciatore d'affari.Se l'incontro non garantiva la certezza di una conclusione veniva rinviato o disatteso ma il compito del telemarketer è quello di fissare un colloquio con una persona interessata a valutare una proposta, non certo di concludere una trattiva al telefono. I rapporti con il venditore cinquantenne portarono a delle chiusure anche se non di elevato importo, mentre con il ragazzo arrivammo al litigio quando gli chiesi il motivo per cui non si presentava agli appuntamenti e lui mi rispose che i nominativi non erano abbastanza redditizi. Dopo tre mesi di lavoro mi accorsi telefonando ai clienti acquisiti che alcuni si lamentavano che i loro spot pagati, non venivano proiettati nelle sale concordate e altri avevano concluso il contratto con il giovane agente a mia insaputa. Così le provvigioni sulla parola, che avrebbero dovuto venirmi versate nella misura del 3% e del 4% sul fatturato erano state stornate dal mio compenso che continuava ad essere a tariffa oraria. Le provvigioni erano naturalmente in nero e gli appuntamenti che prendevo, venivano pagati solo se portavano ad una effettiva conclusione.  Al terzo mese quando richiesi una busta paga per controllare in maniera dettagliata i pagamenti ed il versamento dei contributi del contratto a Progetto e di poter avere un rapporto quotidiano dal giovane sull'esito dei suoi incontri per una migliore gestione, ricevetti una lettera di licenziamento dalla direzione che mi accusava di non essere abbastanza disponibile e di non rispettare le politiche aziendali. Questi signori continuano tuttora a lavorare in una lussosa villa e ad utilizzare telefonisti precari ed una rete di agenti che viene pagata in nero. Se volete farvi pubblicità,l'onesta professionalità del Vostro lavoro è il Vostro miglior biglietto da visita. Rainbow7



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